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Seminario 23-30 giugno 2012 – Piccoli Omicidi

Piccoli omicidi

Di Jules Feiffer

Jules Feiffer faceva il disegnatore satirico,prima di dedicarsi al palcoscenico e al cinema.
Nel 1966 scrive questo testo ad oggi vergognosamente sottovalutato dall’establishment teatrale che preferisce continue riletture e controriletture di testi classici o proporre testi inediti scritti da mani e cervelli incerti, invece di osare, sfidare, rappresentare ciò che, con evidenza, merita di essere rappresentato.

Propongo quindi ai partecipanti al seminario un’esperienza “forte” di divertimento e impegno teatrale mirata ad un approfondimento “professionale” su di un testo avvincente, profondamente attuale e completamente sconosciuto.

COSA E’

Piccoli omicidi di Jules Feiffer consente all’allievo del seminario di provarsi.
Attraverso il gioco del teatro e il gusto della scoperta ci si prova diversi e “assoluti” nel cacciarsi dentro gli stati emotivi dei personaggi di questo testo costantemente in bilico tra il dramma e la farsa, in cui il grottesco assume i toni di una violenza talmente feroce da lasciare senza parole.

Cerco allievi che vogliano divertirsi, quindi.
Cerco allievi che vogliano provarsi, dunque.
Cerco allievi cha sappiano mettersi in discussione. Sperimentandoli in un lavoro dal chiaro tratto cinematografico, dalla trama appassionante, in un contesto in cui l’attore è alle prese con ruoli che fanno ridere.

E ridere.
Ridere fino ad accorgersi che si sta ridendo di cose orribili.
Sta ridendo di se stesso.

Lavoreremo con attenzione e leggerezza, con l’impegno adeguato di un gruppo di persone che intendano fare un salto di qualità al proprio lavoro secondo una modalità di lavoro precisa ma non per questa chiusa a sperimentare e sperimentarsi sempre, raccogliendo gli stimoli degli allievi.

COSA SI FA

Nei 6 giorni di seminario proporrò il mio modo di lavorare sulla costruzione di personaggi dal profondo taglio “assoluto”, attraverso la ricerca e la scoperta continua di stati emotivi estremi.
Tutto ciò fino a dipingere un personaggio vasto in orizzontale (movimenti, modi di essere e pensare, tic, costumi…) e alto in verticale (c’è un prima e un dopo, un durante che non si vede e una maschera che cade, una dopo l’altra) secondo una vertigine creativa che mira ad accumulare per poi eliminare.

Miro ad aiutare il partecipante a pensarsi diverso da ciò che l’aspirante attore pensa di sapere mettere in scena.
Cercheremo insieme un percorso guidato da meccanismi di costruzione del lavoro in cui l’allievo si sperimenta intorno all’obbligo, alla “contrainte”, base e archetipo del percorso artistico di DDT.

Lavoreremo, mattina e pomeriggio e talvolta alla sera,  al non farcela. Giocando e sperimentando la difficoltà degli stati di essere assoluti.

Per arrivare al pensiero della diversità. Per arrivare a fornire all’allievo metodi e strumenti per costruire un personaggio partendo da un sé che apparentemente non esiste.

Con voce e corpo. Con esercizi mirati e da noi strutturati in questi anni. Con un lavoro finale da proporre a tutti.

Francesca, oltre a guidare il lavoro del gruppo “débutants“, lavorerà talvolta in sincrono con me o con allievi o gruppi di allievi che debbano approfondire personaggi e situazioni altre all’interno della storia. Inoltre, terrà un laboratorio di scenografia, compreso nell’attività quotidiana.

PER CHI

Il seminario è aperto a tutti  i maggiorenni. I partecipanti saranno divisi in 2 gruppi secondo il livello di esperienza e formazione  I professionisti e coloro con almeno 2 anni di formazione alle spalle, lavoreranno  nel gruppo “AVANZATI”.  I meno esperti saranno i nostri DEBUTANTS.

Ciascun partecipante lavorerà sia con Fabio che con Francesca.

E’ richiesto che ogni partecipante porti una fotografia che lo ritrae (una sola) e un’arma (qualunque tipo di arma va bene, soprattutto quegli oggetti di uso quotidiano che possono diventare armi atte a uccidere qualcuno).

Sarò a lavorare con gli allievi su noi stessi, i nostri atouts e le nostre paure, le nostre gioie, le nostre debolezze la nostra voglia di stare insieme con il teatro. Che ci migliora. Sempre.

Fabio Doriali

Piccoli omicidi

Alfred, protagonista, della commedia (perché, alla fine, di commedia si tratta…), è un fotografo alienato dalla sua professione: abituato a registrare con oggettività la violenza vede il mondo dall’esterno, come un testimone passivo che non sa neppure reagire alle aggressioni che subisce ed è ormai incapace di vivere un rapporto sentimentale e sessuale completo. La sua parabola involutiva si riflette anche nei soggetti che fotografa: dalle persone vive, è passato alle cose inanimate e infine agli escrementi.
Poi incontra Patsy, una volitiva ragazza che intende scuoterlo e redimerlo attraverso l’amore. La famiglia di Patsy è l’emblema della borghesia o meglio la sua feroce caricatura: sotto una vernice di perbenismo e devozione ai tradizionali valori patriottici, religiosi e morali, si celano angosciose insicurezze, complessi mai superati e perfino qualche tendenza incestuosa nell’intreccio dei rapporti tra la figlia che tende a prendersi tutte le responsabilità, il figlio sessualmente deviato (Kenny), la madre sciocca (Marjorie) e un padre-padrone retorico e verboso, che vede sovversivi e omosessuali dappertutto (Carol).

La pièce si svolge nel lindo appartamento dei genitori di Patsy, in cui la famiglia vive asserragliata e dove squilla spesso un telefono da cui si ode soltanto un asmatico e minaccioso ansimare.

Si fa comunque il matrimonio voluto da Patsy e subito da Alfred, sempre chiuso nella sua apatia esistenziale.

Poi, ecco il brusco salto nella tragedia….