Get Adobe Flash player
Seguici
Top Rated

Note di regia

La “Parte dell’altro” parla di arte.

Fin dall’inizio, i due uomini in scena emergono come due cercatori di impossibile.
I 2 Hitler si confronteranno e si azzanneranno, schiavi delle loro scelte assolute, delle loro rinunce, delle loro incapacità ad essere parte del mondo che li circonda.

Il pittore, stanco di vivere la dimensione di un’arte su cui il mondo sputa, il politico teso a sviluppare le proprie trame perché profondamente nauseato dalla società tedesca dell’epoca, innamorato della propria anima, deciso a vomitare al mondo il “come si deve morire”, con “la fronte sempre a sfiorare le nuvole”.

Così dalla chiusa del primo atto e dalla decisione di “bendarsi” (sono in scena realmente bendato, per metà dello spettacolo) per non essere contaminato nella sua volontà di salvare la Germania, il politico si mette sullo stesso piano dell’artista.

Non vede.

Lo scontro tra i due è il trattenere il respiro per non singhiozzare.
Ma il singhiozzo è difficile da trattenere… di più ancora il cane, il mostro che urla contro il cuore dei protagonisti di questa storia.

E qui, i due si annusano e si riconoscono simili ed antitetici, opposti e tesi all’annientamento reciproco.

Entrambi consapevoli della loro diversità dal mondo, il pittore tende a rinserrarsi in sé, violentando la propria stella, mentre il politico tende al dominio del fanatismo, alla parola salvifica, al guidare verso le fiamme quelli che potranno seguire.

E Sarah, la parucchiera-fidanzata-Germania, li guarda, li stimola, li protegge. Si fa da parte. Poi ritorna. Presenza totale.

A scanso di pericolosi equivoci DDT ribadisce a coloro che non hanno visto lo spettacolo, che il testo e la regia sono lontanissimi dall’esprimere una specie di apologia del nazismo.

Tutto ciò e chiarissimo per chi ha visto lo spettacolo. Ci teniamo che lo sia anche per chi non vi ha assistito e potrebbe lasciarsi fuorviare dall’escamotage teatrale.
Qui si parla di arte e di cercatori di arte.
Di fanatismo (non si è artisti se non si è fanatici, questo l’assunto).
Di impossibilità e rinuncia.
Dopo i 2 Hitler, resteranno solo gli uomini larva.

Perché, come dice la parrucchiera Sarah, “Adolf diventerà un artista perché è un uomo mancato mentre Hitler arriverà al potere perché è un artista mancato”.

Quel che resta alla fine del singhiozzo, quando l’uragano si è ormai esaurito, è solo una lanterna che illumina il senso pieno dell’arte, il punto di vista della mancanza assoluta di compassione dei due Adolf.

Ma è arte questa?

Per la prima volta nella veste anche di drammaturgo, ho scelto il linguaggio teatrale che amo: fredde e fioche luci al neon diffuse da lampadari parte della scenografia si alternano a caldi riflessi ambra nella dimensione “domestica” dello spazio scenico e tagli improvvisi di candore accecante (opera del light designer della compagnia Pierfranco Sofia).

Profumi, brillantina, schiuma da barba, rasoi, sedie da barbiere, fiori, il letto della parrucchiera e la postazione (sedia, specchio, toletta) dove si svolge la sua professione. E, trasparenze plastiche, catene appese tra il biancore dell’atelier da parrucchiera di Sarah.

Pistole, pennelli, quadri, cappelli, acqua, cognac, specchi, catene, fiori.

Al solito, estrema l’attenzione riservata alla musica come parte integrante dello spettacolo: in scena gli attori accendono e spengono una radio diffondendo Wagner. Il contralto con le musiche diffuse crea un‘ alternanza di melodie oniriche e misteriose, e affondi elettronici, un pulsare di macchine quando il sangue ribolle.

 

Fabio Doriali