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Note di regia

Ceneri alle Ceneri è un testo di grande violenza emotiva.
Di enorme potenza.

Ho scelto il sudore per questa mia regia.
Ho scelto un giardino capovolto, un grande mixer-console da DJ, una panca ad inversione, una macchina massaggiante annegati in una scena di moquettes viola e arancio, tra annaffiatoi, aiuole di rose, stivaloni di gomma, guanti da pesistica, canotte traspiranti…
Ho infatti scelto di precipitare la scena in una palestra in casa, una stanza adibita a luogo del fitness, a camera del tempo, a luogo delle torture immateriali e fisiche nell’adombrare pratiche violente tra Devlin e Rebecca.
Ho scelto macchine elettriche per la scena:  macchine massaggianti, impianti di irrigazione per il giardino di Rebecca.

E Devlin fa il DJ, ha la sua console, le sue cuffie e il suo microfono.
Colpisce se stesso e Rebecca attraverso il suo appiglio con il mondo: questa console enorme e rialzata da dove davvero gli attori in scena diffondono e mixano musica.

Rebecca ama e sa amare.
Ama le sue rose, il suo giardino capovolto, la purezza di quei ricordi che si annacquano nelle sue movenze trasognate e arcane, violentemente estranee all’universo di Devlin.
Rebecca ama e non lo sa. Nei suoi stivaloni di gomma verde, nella speranza che le fiorisce il cuore allorquando al finale dello spettacolo si illude si possa ripartire insieme, davvero.

Ho scelto di rappresentare uomini e donne sudati.

Uomini e donne, corpi che sudando si termoregolano, con la coscienza di un tempo che scorre veloce per non ricordare il passato.

Quello stesso passato che riemerge chiamato da certi luoghi. Il dove che chiama il quando.
Il dove.
Il quando.
Ecco, ho scelto che non sia chiaro il “dove”, che non si capisca “quando”.  Almeno d’acchito.
Poi però, sotto l’effetto di bevande energizzanti e tavolette iperproteiche, attraversando il vapore di un impianto di irrigazione per serre, l’altro viene fuori.
E quell’altro che viene fuori viene da dentro.
Il quando si dilata. Il dove è il percorso ad ostacoli necessario per andarsene dal luogo dei ricordi.
Meglio non ricordare, quando si hanno segreti.

Il ricordo appartiene ai puri, agli amanti, agli assassini.
Gli altri non ricordano.

Sudano.

 

Fabio Doriali